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Iniziativa di preghiera continua PDF Stampa E-mail

DICEMBRE 2018 PREGHIAMO Tu sai che la preghiera d’intercessione è un potente strumento.
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Un’iniziativa veramente fantastica che sta portando abbondanti frutti,unisciti a questa
preghiera partecipa attivamente.

IN QUESTO MESE Preghiamo Il Rosario

Pregare il Rosario in dicembre per le vocazioni sacerdotali e i nostri giovani

Voglio ringraziare tutti per l'impegno della preghiera continua
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Una campagna di preghiera in ottobre contro il male che divide la comunità cristiana. La promuove il Papa che chiede ai fedeli di tutti i continenti di invocare tutti i giorni Maria e l’Arcangelo Michele a protezione della Chiesa in questi tempi difficili

Sergio Centofanti - Città del Vaticano

Papa Francesco invita i fedeli di tutto il mondo a pregare il Santo Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo che mira a dividere la comunità cristiana. Il Santo Padre ha consegnato questo appello, perché lo possa diffondere, al padre gesuita Frédéric Fornos, direttore Internazionale della Rete Mondiale di Preghiera per il Papa. Nella Messa celebrata a Santa Marta l’11 settembre scorso, Francesco aveva detto che la preghiera è quella forza che vince il Grande Accusatore, che in questi tempi, in particolare, gira per il mondo accusando e scandalizzando. Questa campagna speciale di preghiera inizia il primo ottobre, nella memoria di Santa Teresa di Lisieux, e punta anche a rendere la Chiesa sempre più consapevole degli errori e degli abusi commessi, in un rinnovato impegno a lottare perché il male non prevalga. Padre Fornos, ci parli di questa iniziativa di preghiera contro lo spirito del male…

R. - Durante questi ultimi anni e mesi nella Chiesa abbiamo vissuto situazioni difficili, tra cui – lo sappiamo – abusi sessuali, abusi di potere, di coscienza, da parte di chierici, persone consacrate e laici, senza dimenticare le divisioni interne che sono sicuramente favorite dallo spirito maligno che cerca complicità nel nostro cuore e come dice Sant’Ignazio di Loyola è “il nemico mortale della nostra natura umana”. Nella tradizione cristiana il male ha denominazioni diverse. Per esempio, satana, che in ebraico significa avversario, o diavolo, che in greco vuol dire “colui che divide o semina la discordia”. Nella tradizione biblica si parla anche del seduttore del mondo, del padre della menzogna o di Lucifero, colui che si presenta come un angelo di luce, con apparenza buona, ma che induce all’inganno. Il male si manifesta in modi diversi e oggi la missione di evangelizzazione della Chiesa diventa più difficile e va screditandosi per le nostre complicità.

Il male è alla fine nostra responsabilità …

R. - Sì, è la responsabilità di lasciarci trasportare dalle passioni che non ci aprono alla vita vera. Tra queste passioni ci sono la sete di ricchezza, la vanità, l’orgoglio, attraverso le quali - Papa Francesco ce lo diceva alcuni giorni fa – il male vuole trascinarci. Il male è un seduttore: si presenta con pensieri e buone intenzioni all’inizio e, poco a poco, conduce la persona alle sue intenzioni perverse: discordia, menzogna …

Veniamo alla richiesta del Papa …

R. - Papa Francesco ci ha ricordato nella sua Lettera al Popolo di Dio del 20 agosto scorso che se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme. Quando sperimentiamo le desolazioni – e le sperimentiamo ora – che ci procurano queste piaghe ecclesiali, con Maria ci farà bene insistere di più nella preghiera, cercando di crescere nell'amore, nella fedeltà alla Chiesa. Per questo, durante il mese di ottobre, il Santo Padre chiede a tutti i fedeli uno sforzo maggiore nella nostra preghiera personale e comunitaria. Il Santo Padre ci invita a pregare il Santo Rosario ogni giorno, affinché la Vergine Maria aiuti la Chiesa in questi tempi di crisi. Sappiamo che la Vergine Maria è rimasta sotto la croce, anche quando gli apostoli sono fuggiti … Lei ci aiuta ad essere con Gesù sotto la croce. E alla fine della recita del Santo Rosario, il Papa ci chiede di pregare l’Arcangelo San Michele, perché possa difendere la Chiesa dagli attacchi del demonio. Secondo la tradizione spirituale, Michele è il capo degli eserciti celesti e protettore della Chiesa.

Il Rosario si conclude, dunque, con una preghiera speciale …

R. – Sì, il Santo Padre ci invita, alla fine della recita del Rosario, a dire due preghiere. La prima preghiera è rivolta a Maria. E’ un’invocazione molto antica. Si chiama: “Sub tuum presidium”. È una preghiera del terzo o quarto secolo, molto bella, in cui si chiede, appunto, di essere “sotto la protezione” di Maria:

"Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine Gloriosa e Benedetta”.

La seconda preghiera è quella tradizionale a San Michele. E’ una preghiera scritta da Leone XIII, che ci aiuta anche a pregare per la protezione della Chiesa:

"San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen"

Sono preghiere che oggi non si conoscono molto, ma ci sono ancora molti cristiani, molti cattolici, che le recitano. E questo tempo è l’occasione per pregare di più, con un maggiore impegno, perché il Signore possa aiutarci a non essere complici, a non lasciare al nemico la natura umana, e affinché possa aiutarci - pregando Maria e l’Arcangelo Michele - a proteggere la Chiesa dalle trappole del nemico. Allora, in questo mese, rivolgiamo le nostre preghiere a Maria come ci chiede il Santo Padre.

(Metti nelle tue preghiere un sacerdote che conosci e prega per lui)

Di Padre Augusto Drago
Una delle forme di preghiera più bella e altamente significativa é quella dell’Intercessione, mediante la quale mettiamo in atto l’essere “sacerdoti del mondo”, in virtù del nostro battesimo.
La preghiera di intercessione ha tante sfaccettature. Ne prenderò in considerazione solo alcune.
Per capire meglio cos’è l’intercessione dobbiamo conoscere la radice della preghiera.
Se leggiamo con maggior attenzione l’Antico Testamento, ci colpisce la disponibilità che il popolo della prima Alleanza aveva di conoscere e conservare la Parola, i “comandi” del Signore. La fedeltà di Israele a questa alleanza è la radice della preghiera al Signore. Da essa scaturisce la lode, la benedizione, l’adorazione. Il Dio di Abramo, di Israele, il Dio della Bibbia è un Dio personale, amico dell’uomo, è un Dio che si fa conoscere al suo popolo, che cammina con esso, che è guida, conforto, difesa. Per questo la preghiera di Israele, che si concretizza nei Salmi, porta in sé il coraggio e la forza di una fiduciosa intercessione al Signore.
A partire dalle  religioni primitive, il motivo principale che sprona l’uomo a pregare sembra essere il bisogno. L’uomo nel bisogno si sforza di risvegliare l’attenzione delle divinità con delle invocazioni e con l’offerta dei doni. Anche nella Bibbia leggiamo espressioni come: “Ascolta! Esaudisci! Abbi pietà! Accogli!” Quindi vediamo che il motivo primario della preghiera è sempre lo stesso, perché il sentimento della nostra miseria ci porta a cercare protezione presso Dio, perché il chiedere nasce da una speranza di qualcosa, riposta in Qualcuno.
Un altro aspetto che notiamo nella Bibbia è che Dio minaccia i peccatori, ma nello stesso tempo nutre la fede del suo popolo con dei segni, dei prodigi, delle meraviglie, che sono delle testimonianze esteriori della sua protezione. Grazie a tutti questi benefici, Dio si rivela degno di lode. Quindi a partire dalla Scrittura la lode doveva restare sempre una realtà basilare.
Nel cristianesimo, la preghiera si trasforma in una pura “lode della gloria” (Ef. 1,12).
Tutto questo ci fa capire che la “domanda”, nella preghiera, non deve prendere il primo posto, anzi, essa deve accompagnare il ricordo dei benefici ricevuti: “Rendo grazie a Dio per tutto ciò che ha fatto per me”. In poche parole, se noi, per esempio, osiamo chiedere, è perché abbiamo visto ciò che il Signore ha fatto per noi. In Lui riponiamo ogni nostra speranza. In questo senso possiamo benissimo dire che nella preghiera d’intercessione è presente anche il nostro rendimento di grazie.
Giovanni Climaco, consiglia di cominciare la nostra preghiera con il ringraziamento, poi di confessare i propri peccati e solo dopo formulare le proprie domande. Questo schema di preghiera lo ritroviamo nel cuore stesso della preghiera cristiana, cioè l’Eucaristia, dove, nella Colletta si dice: “Rendiamo grazie al Signore nostro Dio” e immediatamente dopo segue la domanda: “Abbi pietà, Signore Dio nostro…”
Nella preghiera d’intercessione, poi, l’uomo è chiamato a compiere un cammino progressivo di maturità. All’inizio dell’esperienza della preghiera di intercessione, preghiamo per i bisogni materiali, chiediamo a Dio di proteggerci contro la malattia, la fame, la guerra, ecc., ma più si diventa cristiani adulti più constatiamo che la vera miseria è quella spirituale e ne diventiamo pienamente convinti. Di conseguenza, consideriamo il peccato l’unico vero male.
Per l’uomo che fa questo cammino di maturazione, implorare la misericordia per se stesso e per gli altri coincide con il pregare per la remissione dei peccati e la restituzione della grazia.
Il popolo cristiano parte comunque dal basso, domandando le piccole cose della vita di ogni giorno, perché ciò che si può desiderare si può anche domandare in preghiera.
Clemente di Alessandria e Origene dicono: “Quando preghi, domanda le cose grandi!”, perché l’altezza dei beni domandati mostra l’idea che ciascuno ha della grandezza di Dio.
Chi non ascolta la voce dello Spirito non potrà mai sapere ciò che è veramente grande e può essere domandato a Dio con insistenza. E’ lo Spirito Colui che  conosce ciò che è bene chiedere ed intercede in noi con gemiti inesprimibili, come ci ricorda Paolo (Romani 8,26). Diventa, allora, necessario invocarlo per sapere ciò che è giusto domandare, anche perché la preghiera cristiana si fa sempre “nello Spirito di Dio”. Il segno più sicuro della presenza dello Spirito è la carità, quindi la preghiera, motivata dall’amore e dalla carità è la più sicura e preziosa.
Nello stesso momento in cui prego, lo Spirito Santo agisce in me e in coloro per i quali prego.
L’intercessione è una funzione sacerdotale: colui che supplica Dio compie un’azione sacerdotale. Come sacerdoti, nella preghiera per gli altri dobbiamo domandare a Dio quello che domandiamo per noi stessi, quindi le cose grandi e celesti, la remissione dei peccati e tutto ciò che è un bene reale.
Conoscendo quanto Dio ci ama, credendo profondamente nel suo amore, l’uomo nella preghiera manifesta con sincerità, umiltà e fiducia i suoi sentimenti, i suoi progetti e le sue attese, e non lo fa solo a parole, ma anche con l’offerta quotidiana di quello che gli può accadere ogni giorno.
Ci chiediamo: vedremo mai i frutti della nostra offerta, dei nostri sacrifici? Vedremo con i nostri occhi questo mondo cambiare?  Santa Monica ha visto in S. Agostino i frutti della sua sofferta intercessione. Mosè invece ha visto la terra promessa da lontano, ma non vi è entrato (Dt. 34, 1), terra promessa per cui aveva tanto sofferto, lottato, interceduto verso Dio. Forse non vedremo mai realizzato quello per cui abbiamo pregato, forse non vedremo mai l’ingiustizia diventare giustizia, l’odio trasformarsi in amore, ma lo vedranno i nostri figli, saranno loro a raccogliere il frutto delle nostre lacrime. Dei martiri si dice che il seme del loro sangue serve per la nascita di nuovi cristiani. Questo si può dire anche per chi ha vissuto l’intercessione non a parole, ma con la vita.
Possiamo sentirci dire anche dei “No!” dal Signore, ed è proprio qui che l’intercessione diventa fiducia: “OK, mi fido di te, Signore!”. Ai nostri figli diciamo alle volte dei “NO!”. Lo facciamo per il loro bene, così anche Dio. in questo caso con Dio dobbiamo scendere qualche gradino per sentirci veramente suoi figli e mollare per un attimo l’essere genitori. Dobbiamo accogliere i suoi “No” come vorremmo che i nostri figli accogliessero i nostri, avendo fiducia di noi.
Di San Basilio leggiamo: “Non lasciatevi abbattere e non perdetevi di coraggio se non ricevete subito ciò che domandate”. I grandi Padri della Chiesa, per spiegare il ritardo dell’ intervento divino, ci dicono che la preghiera prolungata, in una lunga attesa, serve di preparazione per disporci a ricevere il dono.
L’insistenza nella domanda può diventare un mezzo per arrivare alla preghiera continua e alla contemplazione.
San Giovanni Crisostomo scrive: “Se io dico a qualcuno: , egli mi risponde:, Non cessare, fratello, fino a quando tu non ottieni . Lo scopo della domanda è il dono ricevuto. Cessa allora quando hai ricevuto, o piuttosto, non cessare mai e persevera sempre!”
Nella preghiera l’uomo non può non essere profondamente sincero di fronte a Dio, agli altri, a se stesso. Quando intercediamo, dobbiamo aver ben presente chi siamo, quello che chiediamo, come lo chiediamo e perché.  Essere sinceri anche per non rimanere frustrati se non otteniamo: “Non ricevete perché chiedete male” (Giacomo 4,3). Qui l’intercessione richiede l’onestà e la sincerità dei nostri cuori.
Evagrio il Pontico scrive : “Non desiderare che tutto si conformi alle tue idee, ma al buon volere di Dio, allora sarai senza turbamento e pieno di riconoscenza nelle tue preghiere.
Ora, dopo aver visto la radice della preghiera fin dalle sue origini e il pensiero dei Padri della Chiesa, che ci hanno fatto comprendere che nelle preghiere di tutti i tempi e in tutti i modi è sempre presente la preghiera di intercessione, vediamo il significato della stessa parola “intercessione”.
“Inter-cedere” = mettersi in mezzo. Tra chi? Tra il fratello che ci sta accanto e Dio, o meglio tra il fratello che ci sta a cuore e Dio.
La parola “intercessione”, come abbiamo accennato prima, ha tanti volti: ha il volto della fiducia, della speranza, di una passione ardente che strugge dentro, ed è quella della salvezza dell’uomo, dell’umanità intera, del mondo. L’intercessione arriva ai vertici più alti assumendo il volto più sublime dell’Amore.
Spesso penso a quanto possa essere ristretto il nostro orizzonte. Preghiamo, giustamente, per chi ci sta accanto, ma c’è un mondo che aspetta che ci mettiamo “in mezzo” tra lui e Dio. Ci sono i poveri, gli ammalati, gli abbandonati che aspettano che ci mettiamo “in mezzo”. Ricordiamo l’intercessione fiduciosa ed insistente di Abramo, il quale sapeva di poter parlare con Dio come ad un amico, un padre: “…forse vi sono cinquanta giusti in città. Davvero li vuoi sopprimere?...” (Genesi. 18, 16).
Abramo, discutendo con Dio, si mette in mezzo tra Lui e i peccatori di Sodoma.
L’intercessione prende il volto della nostra responsabilità.
Ci deve stare a cuore non solo il fratello che ci sta accanto, ma anche il più lontano, quello che soffre la fame, la sete, la nudità, l’uomo che ha tutto tranne Dio, l’uomo che vive nel peccato, che odia e può farci del male.  Anche questo uomo deve starci a cuore. Anche per lui dobbiamo metterci “in mezzo”. I Padri della Chiesa, a questo riguardo, condannano severamente la preghiera “contro i nemici”.
Evagrio il Pontico scrive: “Fa’ attenzione a non pregare contro qualcuno, nella tua preghiera: sarebbe demolire ciò che vuoi edificare e rendere la tua preghiera abominevole.” Anche San Giovanni Crisostomo insiste, dicendo: “Noi preghiamo il legislatore perché violi le sue stesse leggi.”. Sappiamo bene che Dio è Amore, Misericordia, Perdono. Quando, ad esempio, nel Salmo 104,35 leggiamo: “Scompaiano i peccatori dalla terra e più non esistano gli empi”, la preghiera del Salmista ha per oggetto la distruzione del peccato, e non dei peccatori.
Per i monaci, i nemici da combattere per eccellenza sono i “Loghismoi”, cioè i pensieri malvagi, ed è contro questi che essi dirigono le imprecazioni dei Salmi.
Nella Bibbia ci sono tantissimi esempi di intercessione: perfino sulla croce vediamo il buon ladrone che intercede. Prima si mette lui stesso in mezzo tra Gesù e il suo peccato, manifestandogli la sua miseria; poi chiede a Gesù: “Gesù, ricordati di me”, cioè: “Gesù, ora intercedi tu per me, mettiti tu in mezzo tra me e il Padre, perché mi doni la sua misericordia” . E Gesù prontamente lo ascolta: “Oggi stesso sarai con me in Paradiso.
Solo Cristo Gesù crocifisso è l’unico orante esaudito, l’unico vero mediatore tra l’uomo e Dio, è lui il nostro vero intercessore. Se noi possiamo intercedere è perché lui ha interceduto e intercede: dalle sue piaghe l’umanità intera è guarita e salvata.
L’intercessione ci fa diventare come il fuoco che, bruciando,  produce un incendio. La preghiera di intercessione smuove tutto il Paradiso. Non solo la Beata Vergine Maria e tutti i Santi possono essere nostri intercessori, ma anche noi, sebbene ancora poveri mortali, possiamo intercedere per i nostri fratelli.
Infine, è bene ribadire che la responsabilità che noi abbiamo nei confronti dei nostri fratelli non è giocata davanti a loro, ma davanti a Dio. Dobbiamo avere una tensione interiore che pesca nel desiderio di Dio per la salvezza di tutti. Senza la tensione dell’intercessione, la nostra testimonianza di cristiani si esaurirà nel fare, semplicemente, delle cose per gli altri, senza far risplendere l’opera di Dio.
L’intercessione ci mette nella condizione di finalizzare ogni impegno e fatica, affinché all’uomo appaia esperibile la vicinanza di Dio. Questa condizione di fondo aiuta anche noi a non mescolare mai interessi nostri all’opera di Dio, e questo ci fa essere testimoni credibili, perché chiediamo non i nostri interessi, ma che l’opera di Dio si compia in ogni uomo.
San Paolo dice: “Così affezionati a voi… ci siete diventati cari” (1 Ts. 2, 8)
Questo ci fa capire che solo a patto che una persona ci diventi cara, la nostra intercessione può diventare forte! Offriamo, in tal modo, al mondo una testimonianza vissuta e vivente, che può suscitare una risposta, un lasciarsi prendere dalla nostalgia di Dio, che tutti portiamo racchiusa in noi. Allora chiediamo al Signore che questo mondo ci diventi caro per potergli donare non solo il Vangelo a parole, ma la nostra stessa vita.

 


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